“Il corpo è uno dei dati costitutivi ed evidenti dell’esistenza umana: è nel corpo e tramite il corpo che ciascuno di noi è nato, vive, muore.E’ nel corpo, e tramite il corpo, che si entra in relazione con gli altri […] quel corpo che è traccia della nostra vulnerabilità e della nostra fragilità” (Michela Marzano, “Papà, mamma e gender”)
Quasi sempre, negli ultimi anni ci si concentra sulla propria immagine, in modo quasi ossessivo, cercando di trovare difetti da poter nascondere. Il pensiero comune che si ha sul corpo è quello di: ripararlo, ricostruirlo, addirittura spendere soldi per renderlo bello, e di certo l’alta crescita del cibo dietetico, della cosmetica e del mangiare bene non ha aiutato affatto, perché raggruppandole insieme tendono a creare pressione psicologica all’individuo, il quale si riduce a pensare solo ad essere in forma e alla moda. Siamo così ossessionati dalla nostra immagine che anche una cicatrice, che rappresenta fisiologicamente il processo di guarigione di una ferita, per la maggior parte delle persone diventa il ricordo costante dell’evento “traumatico”, e se non viene elaborato nel modo giusto, si trasforma in un grande peso psicologico. La cicatrice non segna solo il fisico, ma anche la mente. Quello che bisogna capire delle imperfezioni, però, è che sono segni che la vita ci ha lasciato: una gravidanza, una perdita di peso, l’eta che avanza. Trovare quindi il coraggio di accettare il proprio corpo, lontano dai canoni di bellezza imposti, è capire, e sopratutto, riconoscere che l’unico corpo perfetto è il proprio, fatto di imperfezioni, un corpo normale e naturale. Ma cosa si intende con normale? Reale, perché l’unica vera normalità è la realtà.
Quando osservo la mia immagine riflessa la prima cosa che penso è quella di avere sempre qualcosa di sbagliato, non è un mistero, che sopratutto noi donne, siamo i giudici più severi e spietati di noi stesse poiché vediamo difetti laddove non esistono, o meglio, esistono ma solamente nella nostra testa. Non accettare il proprio riflesso diventa quindi non accettarsi completamente. Il primo passo per superare la non accettazione del proprio corpo passa necessariamente attraverso una presa di coscienza, che sia, però, del tutto obiettiva. Bisogna far abitare dentro di noi la consapevolezza che le fratture, le ferite, le mancanze che ci portiamo dentro vanno bene così; il nostro dovere è quello di lasciarsi andare e rendersi conto, quindi, che le cose accadono perché devono accadere ed è proprio in quel momento che non si è più in guerra con se stessi.
Nasce cosi ‘Mirror is a good friend’, un’hashtag condiviso tramite il mio profilo Instagram fondato per poter aiutare altre persone, come me, a sentirsi libere di fotografarsi davanti ad uno specchio senza vergogna alcuna. L’idea di creare questo hashtag prende vita dopo aver realizzato le mie foto davanti lo specchio, ed essendo Instagram un social network basato sulla condivisione di foto, ho scelto di pubblicarle proprio su questa piattaforma. La cosa fondamentale che a me interessava scoprire era quella di sapere se altre persone, come me , avessero difficoltà a fotografarsi, e sin da subito ho avuto un riscontro. Diverse sono state le persone che grazie a questa iniziativa hanno avuto il coraggio di mettersi a nudo, senza filtri.
Crediti articolo e foto: @ellegramm e @hereistheo






